BH
Come Confondere il Satàn?
“Per Confondere il Satàn”
(Shulchàn ‘Arùch dell’Admùr Hazakèn)
Nello Shulchàn ‘Arùch[1] vi sono numerose halachòt particolari concernenti Rosh Hashanà, il cui scopo è quello di “confondere il Satàn”. Ad esempio, non si menziona il fatto che Rosh Hashanà è anche Rosh Chodesh; lo Shabbàt precedente Rosh Hashanà non si benedice il nuovo mese; alla vigilia di Rosh Hashanà non si suona lo shofàr . Tutto ciò “per confondere il Satàn”. Fra l’altro, questo è anche uno dei motivi per cui si suona lo shofàr nel mese di elùl...
Sorge spontanea la domanda: il Satàn è un angelo che si presenta alla Corte Celeste, la Corte Suprema in assoluto, del mondo della verità, e lì fa sentire le argomentazioni della sua accusa[2]. Non è un bambino, il Satàn, e neppure un essere umano adulto privo di materia grigia. È una creatura celeste, un angelo di Hashèm. Come si può quindi “confonderlo” e per di più con mezzi talmente semplici, ben noti e che si ripetono di anno in anno? Qual è quindi il significato del concetto di “confondere il Satàn” sul quale si basano diversi usi e halachòt di Rosh Hashanà, il Giorno del Giudizio?
Indebolirlo e Scoraggiarlo
La chiave di questo mistero si trova nel Talmud[3], dove viene affrontato l’argomento del suono dello shofàr a Rosh Hashanà: “Disse Rabbi Yitzchàk... perché talvolta si suona (lo shofàr ) quando (i presenti) stanno seduti e talvolta quando stanno i piedi? Per confondere il Satàn”. Spiega Rashì: “Affinché (il Satàn) non accusi. Sentendo che Israèl amano le mitzvòt, non avrà più niente da dire”. Da ciò si deduce che il concetto di “confondere il Satàn” non va inteso letteralmente, ossia che con azioni e fatti semplici si possa confondere un angelo, bensì che con esse si mettono a tacere le sue argomentazioni. Quando vede l’amore che gli ebrei nutrono per le mitzvòt, il Satàn semplicemente rimane inerme.
Alla luce di questo approccio, è possibile comprendere anche il significato delle altre azioni compiute al fine di confondere questo angelo. Quando gli ebrei suonano lo shofàr nel mese di elùl, il Satàn vede che si risvegliano alla teshuvà e che vengono scagionati dalle loro colpe ancor prima di Rosh Hashanà; a Rosh Hashanà stesso, quindi, non gli resterà più nulla su cui fondare le proprie accuse.
Per questo motivo non si suona lo shofàr alla vigilia di Rosh Hashanà: così facendo, si rende manifesto e chiaro il fatto che gli ebrei abbiano fatto teshuvà ancor prima del giorno del Giudizio e per questo motivo non necessitano dello shofàr per risvegliarsi. Vedendo la fiducia degli ebrei nutrono nella loro vittoria, il Satàn rimane semplicemente senza parole.
L’esposizione delle armi
In maniera analoga è possibile comprendere, con una parabola, anche la halachà per la quale non si benedice il mese di tishré nello Shabbàt che lo precede, né si menziona il fatto che Rosh Hashanà è anche Rosh Chodesh: un esercito preferisce non esporre al nemico la totalità delle armi di cui dispone, affinché questi non investa troppi sforzi nel tentativo di sconfiggerlo. Contro un esercito mediocre, si investono infatti solo sforzi mediocri. Anche in questo caso, non menzionando i due aspetti di cui sopra, con i quali gli ebrei acquisiscono ulteriori meriti, si riesce a confondere il Satàn e a non incoraggiarne gli sforzi.
D’altro lato, non menzionando queste cose di fatto si privano gli ebrei di mitzvòt che potrebbero far pendere la bilancia dal lato giusto!
Per un motivo “marginale”, di confondere il Satàn, dovremmo forse rinunciare a questi grandi meriti – quello di menzionare Rosh Hashanà come Rosh Chodesh nelle tefillòt e quello di benedire il mese di tishré? Rinunciare così facilmente a due mitzvòt proprio quando ne abbiamo più bisogno?
Un Risveglio alla Teshuvà
Il motivo giace nel fatto che questa realtà stessa ha il potere di risvegliare e scuotere l’ebreo, portandolo a fare teshuvà. Infatti, quando un ebreo medita sulla grandiosa forza che il Satàn può esercitare su di lui, al punto di privarlo di mitzvòt così importanti per non dare a questo angelo la possibilità di accusarlo, egli si risveglia automaticamente alla teshuvà, correggendo le proprie azioni e la propria condotta.
Questo risveglio alla teshuvà risveglia a sua volta la misericordia divina sul popolo ebraico, donandogli un anno buono e dolce in tutti i sensi, amèn!
(Da Shulchàn Shabbàt Devarìm, p. 259, adattato da un discorso del Rebbe di Lubavitch)
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Una volta, alla vigilia di Yom Kippùr, i gabbaìm[4] del bet haknesset del Ba’al Shem Tov si rivolsero allo tzaddìk con un’insolita richiesta:
“Vorremmo abolire l’usanza di girare nella sinagoga, alla vigilia di Yom Kippùr, con il vassoio per la raccolta della tzedakà”, gli dissero. “Il tintinnìo delle monete disturba e confonde coloro che desiderano prepararsi al grande giorno con la dovuta concentrazione!”.
E il Ba’al Shem Tov, stupito, ribattè: “La tzedakà confonde??? Si, in effetti avete ragione: confonde il Satàn!”.
[1] Il codice fondamentale della legge ebraica.
[2] Cf libro di Iyòv da 1, 6 in poi.
[3] Rosh Hashanà 16a.
[4] Tesorieri, amministratori.
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